H-Soz-Kult, 13.09.2017

[…] Die Beiträge dieses erweiterten Tagungsbandes zeigen, wie vielversprechend die konsequente Beachtung der Empfängerperspektive für diplomatische Forschungen ist. Sie verdeutlichen einmal mehr, dass Urkunden in den Kontext personaler Herrschaftstechniken zu stellen sind und man sie als Ausdrucksformen solcher Bindungen ernst nehmen muss. Dies hat zudem Auswirkungen auf die Untersuchung der Produktionsbedingungen von Urkunden, die sich immer wieder als Ergebnis von Verhandlungen zeigen. Des Weiteren regt der Band zu weiteren Untersuchungen an, auch etwa die Analyse einzelner Urkundenarten im diachronen Vergleich.

Andrea Stieldorf, Bonn

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Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven und Bibliotheken (QFIAB), Bd. 97 (2017), S. 486f.

Esce finalmente il prima volume del progetto “Italia Regia” lanciato il 14 dicembre 2001 da un’idea di François Bougard durante una giornata di studi presso 1’Istituto Storico Germanico di Roma, come ricorda Antonella Ghignoli a p. 211. Da quindici anni, dunque, i due studiosi appena rammentati e Wolfgang Huschner lavorano a questo progetto: un periodo assai lungo, così come un lasso di tempo piuttosto vasto è intercorso tra il Workshop di Lipsia del 2009 e la stampa del presente volume che, di quell’incontro, pubblica le relazioni, insieme con altri studi. Il progetto è intanto, comunque, cresciuto e ha cominciato a produrre risultati concreti, presentati nel sito www.italiaregia.it. Passando più specificamente ai contenuti del libro, non si può non ricordare, innanzitutto, la prematura scomparsa della valente e giovane studiosa del gruppo di Huschner, Karina Viehmann, cui il volume è dedicato. Un gesto di sensibilità umana ma anche una dimostrazione del rispetto scientifico che la Viehmann si era guadagnata con la dedizione e l’intelligenza del suo lavoro. Dopo le pagine introduttive e un contributo di François Bougard sul legame tra diplomi e placiti, è proprio un saggio di Karina Viehmann sulla documentazione sovrana per la Toscana nell’ambito del Regnum Italiae post-carolingio ad entrare nella dimensione territoriale. Segue poi un articolo di Sebastian Roebert, anch’egli giovane quanto apprezzato studioso del gruppo di Lipsia, dedicato a San Salvatore al monte Amiata, fondazione che torna in molte pagine del volume e non a caso, visto il ruolo che la storiografia tradizionalmente ha attribuito a questo monastero, tanto che chi scrive non può non dolersi del sovrapporsi dei tempi di uscita del volume con quelli della propria monografia: ciò non ha consentito di approfondire i rapporti che si erano già avviati in fase di studio: si veda la nota 63 a p. 116 di Mario Marrocchi, Monaci scrittori, Firenze 2014 (Reti Medievali. E-Book 18). Seguono un contributo di Giulia Barone, in cui Monte Amiata ha ancora un ruolo significativo, uno di Antonella Ghignoli che attribuisce a San Salvatore a Sesto un diploma pervenuto in originale mutilo e un saggio del giovane e brillante Paolo Tomei che ricostruisce il ruolo dell’arcicancelliere Uberto di Parma nella riorganizzazione della marca di Tuscia in età ottoniana. Il volume prosegue con Andrea Antonio Verardi, sui nobili di Ripafratta e tre diplomi di Ottone III, e con Nieolangelo D’Acunto, sui rapporti tra i sovrani salici e i marchesi di Toscana che in buona sostanza vuol dire, per la fase oggetto di interesse dello studioso, i Canossa; ancora, con Wolfgang Huschner sull’origine del contenuto e dell’aspetto grafico dei diplomi di Corrado II per destinatari toscani, contributo nel quale viene rimarcato il distinto ruolo del destinatario, dell’intermediario e dello scrittore, e con Claudia Hentze che si occupa di protezione regia e immunità nelle concessioni di mundiburdio da parte di Enrico III. Infine, dopo alcune osservazioni diplomatistiche sulla documentazione medievale degli archivi pisani da parte di Silio P. P. Scalfati, chiudono il libro un contributo statistico di François Bougard sui placiti per destinatari toscani e uno di Antonella Ghignoli, in collaborazione con Umberto Parrini, sul funzionamento del sistema informatico di “Italia Regia”, in riferimento ai risultati per la Toscana: come si è già scritto, il progetto ha infatti già esposto una parte dei suoi risultati attraverso un sito online che è parte essenziale del progetto. Se non è questa la sede per elaborate riflessioni al riguardo, non si può non notare che la divisione in ambito accademico italiano tra diplomatisti e storici, anche come classi di concorso, ha forse inciso nell’accrescere la distanza tra interpretazione delle fonti e ricostruzione delle vicende storiche: una distanza su cui esempi come il volume presentato e, più in generale, l’intero progetto “Italia Regia”, anche attraverso l’uso di nuovi strumenti come il sito più volte rammentato, suggeriscono di riflettere.

Mario Marrocchi